Le conseguenze della cellulite Varici Capillari Ulcere

Quali sono le conseguenze della cellulite? Ai danni del processo cellulilico, cosi come lo si interpreta comunemente (riferito soprattutto alla preoccupazione per l’aumento di volume della zona interessala),infatti si possono associare quelli che, invece, fino a poco tempo fa, per l’errata concezione della malattia, venivano considerati danni a sé stanti.

Infatti, le vene varicose (varici), i capillari, le smagliature, i rilasciamenti cutanei diffusi, le ulcere varicose, i dolori, le dilatazioni linfatiche (fino all’elefantiasi) e le flebiti degli arti inferiori non sono altro che manifestazioni o di interessamento di varie strutture della zona colpita oppure di peggioramento della cellulite.conseguenzecellulite

Siamo quindi in presenza di una notevole malattia, che trae la sua origine da un’alterazione venosa e linfatica e che coinvolge tutti i tessuti perché esiste una stasi circolatoria, un conseguenziale aumento di liquidi e di sostanze tossiche e una reazione cicatriziale del tessuto connettivo. È ovvio, perciò che i vasi, continuando ad alterarsi, si dilateranno sempre più conferendo, in tal modo, ai grossi tronchi venosi interni ed esterni la caratteristica varicosità. Si ribadisce il concetto che anche i tronchi venosi interni si dilatano, anzi soffrono per primi ed è ciò che porta alla sensazione di pesantezza, al gonfiore di cui quasi tutti i soggetti cellulitici soffrono. Varici, quindi, per i grossi tronchi venosi!

I piccoli capillari superficiali si dilatano fino a rompersi, così alla cellulite volgarmente detta si aggiungono le ramificazioni di capillari chiamate teleangectasie e anche i caratteristici ematomi che si formano al minimo trauma. Molto spesso si notano in trasparenza della pelle dei vasi sanguigni bluastri, ciò è dovuto alla dilatazione dei vasi di medio calibro non molto profondi. Oltre ai vasi venosi, anche quelli linfatici si dilatano e si rompono, ciò aumenta lo “stravaso” di linfa nel contesto dei tessuti e porta non solo all’aggravamento dovuto all’ulteriore ristagno di “scorie”, ma anche a un aumento del gonfiore, soprattutto nelle parti più basse (spesso è notevole a livello delle caviglie), fino all’aumento mollo rilevante, che peggiora sempre più e che conduce alla cosiddetta “elefantiasi” o gambe a zampe di elefante.

L’aggravamento di questa condizione, (dovuto anche al fatto che l’aumento di gravità della situazione circolatoria fa accrescere il tessuto ipodermico infiltrato e sclerotico, che ostacola ulteriormente la circolazione), fa sì che si possano avere serie conseguenze, come le ulcere varicose (causate dalla rottura di una vena con conseguente mancata cicatrizzazione poiché i tessuti non possono riformarsi dato che la zona è malnutrita) e le flebiti (dovute all’infiammazione della parete della vena). La moltitudine di donne sofferenti di cellulite sa che essa è apportatrice di notevoli stati dolorosi, non solo perché i processi flebitici, anche limitati, costituiscono praticamente la regola se si trascura per molto tempo la malattia, ma anche perché gli accumuli cellulitici che si trovano nelle zone interessate comprimono e stimolano le terminazioni nervose dolorifiche.

Naturalmente neppure la pelle si sottrae al processo, anzi! Ecco quindi che la sua cattiva nutrizione e lo stato di “tossicosi” in cui essa perennemente si trova sono apportatori inevitabilmente di rilasciamenti cutanei diffusi e di smagliature. Queste due manifestazioni sono praticamente le costanti di ogni zona colpita dalla cellulite. Spesso il primo segno della malattia è proprio la piccola smagliatura in giovanissima età.

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